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CITTADINI A PUNTI

"L'ultima trovata del governo per rendere sempre più difficile agli stranieri vivere in Italia da regolari"

Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci

Con 30 punti sei un cittadino straniero "integrato" e dunque puoi ottenere il permesso di soggiorno, da 29 in giù ti meriti l'espulsione.

Questo in estrema sintesi l'effetto dell'ennesima trovata dei ministri Maroni e Sacconi per rendere la vita più difficile anche agli immigrati regolari.

Chi vuole restare in Italia e vedersi rinnovato il permesso di soggiorno dovrà firmare il c.d. patto per l'integrazione, con cui si impegna, entro due anni, ad espletare tutti gli obblighi che il patto prevede per raggiungere i fatidici 30 punti. Se si resta al disotto di questa soglia (e i punti, come per la patente, si possono anche perdere!) il gran cuore di Maroni prevede ancora un anno di tempo per riconquistare la meta, altrimenti foglio d'espulsione e via.

E chi se ne importa se qui hai famiglia, amici, lavoro: quel che conta è non sbagliare i congiuntivi, conoscere a menadito la Costituzione, mandare i figli a scuola, essere iscritto al servizio sanitario nazionale, abitare in un alloggio con regolare contratto d'affitto.

Le battute sugli strafalcioni linguistici e culturali di tanti autorevoli esponenti politici a questo punto potrebbero sprecarsi, per non parlare del rispetto del dettato costituzionale, ma quello che ci interessa sottolineare è l'accanimento con cui viene impedito agli stranieri di condurre una vita normale in questo paese.

Anche chi è regolare deve sentirsi costantemente sotto esame, adempiere obblighi cui il cittadino italiano non è tenuto, condurre un'esistenza da sorvegliato a vita.

E'davvero paradossale chiedere a qualcuno di sottoscrivere un impegno a integrarsi, quando i rappresentanti istituzionali della comunità con cui dovresti mischiarti stabiliscono per legge che sei e resterai diverso, nei diritti (di cui non godi) e nei doveri.

E' vero che le elezioni regionali si avvicinano, ma il governo la smetta di fare propaganda elettorale sulla pelle di tanti uomini e donne che, purtroppo per loro, non votano e dunque se ne può fare carne da macello, pardon cittadini a punti.

Roma, 5 febbraio 2010
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